Sogno o visione: se non sei disposto a fare dei sacrifici per raggiungere ciò che dici di desiderare

La ragazza frequenta le scuole superiori con scarso profitto; studia poco, non è interessata particolarmente a nessuna materia. I genitori sono preoccupati per l’atteggiamento che definiscono ‘svogliato’, ‘irresponsabile’ e ‘incosciente’.

Prescindendo dall’opinione dei genitori che – come opinione, appunto, non è un dato di fatto e potrebbe quindi condizionare pre-giudizialmente l’incontro – dopo le prime domande introduttive di conoscenza e familiarizzazione, scelgo di spostare subito la conversazione nel futuro, per poi ritornare al presente in un secondo tempo.

Chiedo alla ragazza di proiettarsi nel prossimo futuro, quando avrà già concluso le scuole superiori “siamo nel 2017, come ti vedi? dove ti vedi? che stai facendo?....”

A questo punto emerge chiara una difficoltà, che si rivela centrale per la relazione di aiuto che posso offrire. La ragazza non riesce a proiettarsi con l’immaginazione nel futuro, non riesce a descriversi in una realtà futuribile, in poche parole, non si vede nel futuro ma solo nel presente.

Quello che fa è dirmi che cosa le piacerebbe fare, condendolo subito con commenti sull’irrealizzabilità dei suoi desideri. Si tratta di un ulteriore percorso di studi per approdare ad una professione nel campo creativo.

La conversazione si concentra quindi su questo aspetto: quali sono i desideri e quali sono gli ostacoli che vede. Si tratta di ostacoli di varia natura, sempre non dipendenti da lei, ad es. i costi troppo elevati, la durata del percorso di studio richiesta, la necessità di cambiare città o andare all’estero che i genitori di certo rifiuterebbero …..

Ad ogni mia domanda su ipotesi risolutive (che cosa ti servirebbe per….hai verificato se…., cosa ti fa dire che non sia possibile…) lei oppone altre obiezioni.

In verità fino ad ora non si è mai documentata con precisione sulle offerte formative né ha fatto alcunchè per verificare la possibilità di realizzazione del suo sogno.

Poi, autonomamente, mi restituisce una risposta chiara: ha paura che il percorso non le garantisca un lavoro sicuro, non è disposta ad impegnarsi senza la garanzia di un buon esito.

La ragazza si è resa conto di essere lei stessa la prima boicottatrice dei suoi sogni e precipita in un lungo silenzio.

Non ho usato a caso la parola “sogno”.

La distinzione linguistica che le offro è proprio quella tra sogno e visione.

Il sogno è un semplice desiderio. E’ qualcosa di piacevole ma che non implica la messa in atto di azioni. La visione è un obiettivo da raggiungere: presuppone una proiezione nel futuro e richiede impegno e assunzione di sacrifici, costi, rinunce.

La domanda potente che le pongo è “che beneficio trai a boicottare i tuoi desideri?”

Perché ciascuno di noi fa quel che fa con un obiettivo, razionale o no, coscientemente o no.

Il desiderio è autentico? E’ ciò che vuole o cerca altro?

Spesso mi capita di osservare una certa difficoltà negli adolescenti di proiettarsi nel futuro a cui si assomma una difficoltà a individuare i propri bisogni.

Certamente è legata al percorso di crescita, ma in parte è condizionata anche dal racconto che stiamo facendo (i mass media e il coro civile ed economico) in questi anni del nostro Paese, della scarsità di opportunità, della mancanza di prospettive per i giovani.

I nostri incontri sono proseguiti lavorando sull’impegno alla responsabilità.

La necessità primaria è stata quella di liberare la ragazza dalle credenze limitanti che aveva su di sé, di modificare il punto d’osservazione su se stessa e potenziare la sicurezza per poter riconoscere ciò che vuole, affrontare i propri errori e superarli, scegliere e assumersi una dose di rischio.

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